La FIAM dopo aver esaminato le proposte degli allenatori federali, valutando le presenze agli stage nazionali e i risultati nelle competizioni Italiane ed Internazionali, sentito il Direttore Tecnico delle squadre Nazionali comunica le convocazioni per 43° Campionato Europeo Wadokai che si svolgerà il 30/31 ottobre 2015 in Lussemburgo.

A rappresentare l’Italia:

CAPO DELEGAZIONE: Vice Presidente MASSIMO DI LUIGI

ARBITRO: LUCA PROIETTI

ATLETI:    FRANCESCA SINI

                     RAOUL_TITO SANTARELLI

                     ELEONORA INNOCENTI

                     SIRIA NICOLETTI

  • Percezione che l’attività cui ti stai dedicando sia sfidante;
  • Convinzione delle tue capacità di riuscita;
  • Elevata concentrazione sul compito;
  • Perdita del senso del tempo.

Ecco cosa succede, in pratica, quando si parla di stato di flow. E’ la sensazione che ti pervade quando, impegnato in un’attività, ti senti completamente assorto. Immune da fatica, da fame e da sete. Inconsapevole del tempo che passa. Con la conseguenza di uno stato di benessere e gratificazione date dall’essere stato “al posto giusto”, in perfetta sintonia con il tutto. Come un ruscello che incessantemente scorre, indisturbato da quello che gli succede intorno. Niente può arginare il suo transito.

Come atleta probabilmente ti è capitato di sperimentare questa sensazione.

Nello stato di flow l’attenzione è orientata unicamente verso il compito che stai eseguendo, non sei disturbato dai pensieri perché il coinvolgimento con il gesto atletico ti assorbe completamente.

Csikszentmihalyi (1975) ha concettualizzato il termine flow come uno stato psicologico soggettivo di massima positività e gratificazione, che può essere vissuto durante lo svolgimento di un’attività e che corrisponde alla “completa immersione nel compito”.

Tutto questo dipende dalla tua valutazione soggettiva e può riguardare un’attività creativa, sportiva, ludica e, perché no, anche lavorativa.

A me capita quando scrivo. Soprattutto se si tratta di argomenti creativi o di racconto. Solo quando ho finito il mio lavoro, e distolgo gli occhi dal computer e le mani dalla tastiera, avverto quel senso appagante e di soddisfazione. Così coinvolta da non essermene resa conto.

Flow e sport

Il verificarsi dello stato di flow è come una bilancia che segna l’equilibrio tra due elementi:

  • Percepire che quello che stai facendo sia qualcosa di sufficientemente sfidante;
  • Ritenere di possedere adeguate capacità personali per assolvere quel compito.

Lo stato di “flow” è un’esperienza di flusso in cui si sperimenta una condizione di coinvolgimento totale con il gesto agonistico, che esclude dalla tua mente qualsiasi altra cosa sviluppando la massima attenzione e concentrazione.

Attenzione però! Non è detto che questo stato di coinvolgimento corrisponda ad un esito di prestazione eccellente. Alcuni studi nel campo hanno dimostrato che lo stato di flow è requisito importante ma non determinante ai fini di una performance di successo.

Qual è stata l’attività più recente in cui ti sei sentito parte dell’azione?

Dott.ssa Francesca Giambalvo – Psicologa, consulente in psicologia dello sport www.francescagiambalvo.it

 

Riferimenti

Master Corso Base Psymedisport, 2015

 

Il 7 Ottobre  la FIAM metterà a disposizione dei propri associati e ad un numero ristretto di richiedenti esterni, il primo corso di amministrazione delle asd, corso che verrà diretto da una delle figure di maggior competenza nel panorama dei commercialisti che si occupano della legislazione in ambito sportivo.

  • Docente ai master di management dello sport alla scuola dello sport del CONI.
  • Revisore dei conti in alcune federazioni sportive del CONI.

Inoltre il corso verrà tenuto nella sede istituzionale della scuola dello sport del CONI all’Acquacetosa a Roma .

Vi invitiamo a prendere visione della comunicazione.

 

 

Invito Corso Amministrativo

 

Non so tu, ma io non mi sono mai ritenuta una persona paziente.

Neanche da bambina, nonostante fossi considerata da familiari e amici “brava, mite e riflessiva”.

Il periodo adolescenziale è un periodo di ribellione perché hai bisogno di smantellare le verità che ti hanno raccontato, e con cui sei cresciuto fino a quel momento, per trovare le “tue”. Meno che mai, quindi, posso aver lavorato su questa “capacità” in un periodo turbolento come quello.

Gli anni passano, le esperienze ti fortificano e il carattere si forma ma ogni volta che nella mia mente si crea un’immagine o il desiderio di qualcosa, ecco che la ricerca della sua realizzazione diventa prioritaria. E vorrei che tutto accadesse immediatamente.

Non parlo delle cose materiali, quelle che per capirci si possono acquistare entrando in un negozio o con un semplice click, ma di quelle personali. Possono chiamarsi obiettivi, ambizioni, sogni, progetti.

Ho sempre sospettato, pur non avendo la saggezza per comprenderlo fino in fondo, che l’attesa ha un suo perché, un suo tempo di maturazione necessario a far sì che “quella cosa” si realizzi nei tempi e nei modi giusti.

Per chi è impaziente questo concetto è comprensibile a livello razionale ma è difficilmente perseguibile.

Il lavoro per costruire la mia attività professionale mi ha insegnato tanto su questo argomento.

Quando sei impaziente, e credi che la realizzazione di quanto tu stia inseguendo non abbia altri vincoli che la tua perseveranza, è molto probabile che intervengano anche altri fattori a bussare alla tua porta per farti riflettere che ogni tassello del puzzle ha il suo incastro, nel momento e nel tempo “giusto”. Tuo e suo.

Spesso le domande “Perché è andata così?!?”, “Come mai non riesco?!?” “Cos’è che mi manca?!?” non possono avere delle risposte immediate. Nasce, fiorisce e cresce come un frutto che nel tempo definisce la sua identità. Solo quando è maturo, il frutto di quell’”essere impaziente per non aver realizzato tutto e subito”, può essere colto e apprezzato. Anche se è passato molto tempo da quando è stato seminato. In questo tempo di crescita non matura solo un frutto. Maturi anche tu. Perché il tempo, le esperienze e le tue risorse, insieme, hanno necessità di compiere la loro strada. Spesso senza il tuo controllo continuo.

Una persona impaziente fa fatica a vedere compiersi questo percorso. In questi anni di costruzione ho imparato ad osservare, a lasciar sedimentare e, sempre più spesso, ad attendere con serenità.

Anche se non ti coinvolge direttamente, può succedere di pensare a come reagiresti se ti capitasse un certo evento. Io, ad esempio, mi sono spesso chiesta come avrei potuto reagire a 9 mesi di attesa se avessi sperimentato nella mia vita l’esperienza di una gravidanza.

Mesi in cui per quasi la metà del tempo non “vedi e non tocchi con mano” ma puoi solo ascoltare.

Ecco che quest’attesa, che è una condizione necessaria, fatta di equilibri a volte ricercati e a volte arrivati in maniera naturale, ha contribuito ad una nuova consapevolezza: che c’è un tempo per tutto. Che l’attesa merita di essere vissuta e può rivelarsi una sorprendente compagna. Che attendere non è uno stato passivo. In quell’attesa si possono percorrere sentieri più o meno ripidi, pur stando apparentemente fermo.

Il nostro tempo ci incasella in strutture rigide dettate “da cosa è bene”, “da cosa è doveroso fare”. Strutture costruite in secoli di umanità che sempre più spesso ci fanno dimenticare che, prima di regole e convenzioni sociali, ci sono tempi primitivi e naturali come la semina. Con i suoi cicli e i tempi di raccolta. E come la gravidanza, forse uno tra i pochi eventi rimasti nella vita dell’uomo di oggi che riporta ad un autentico “ritorno alle origini e alla sopravvivenza”. Un tempo, questo, in cui la natura fa il suo corso e tu puoi affiancarti a lei per percorrere la tua strada.

Imparando ad andare al suo ritmo, anche se non è necessariamente il tuo.

Il presente è uno ed è ora. Impara a viverlo pienamente, qualunque sia il tuo obiettivo, la tua ambizione, il tuo progetto. Compresa l’attesa che ti condurrà verso la meta.

 

Dott.ssa Francesca Giambalvo – Psicologa, consulente in psicologia dello sport www.francescagiambalvo.it

Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.

Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guadarlo sull’orologio.
Ti auguro tempo per guardare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.

Elli Michler